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Il costo del lavoro in Ungheria: tutto quello che c’è da sapere

Generalmente una delle prime domande che si pone un imprenditore che inizia a valutare la possibilità di trasferire in Ungheria la propria attività è quella relativa all’effettivo costo del lavoro con cui dovrà fare i conti.

È una domanda scontata, inevitabile da parte di chi proviene da un Paese come l’Italia dove questo aspetto costituisce da sempre una delle maggiori criticità con cui deve rapportarsi non solo ogni imprenditore, ma in termini generali qualsiasi ipotesi di strategia per il superamento della crisi e per il rilancio dell’economia.

Il costo del lavoro e le retribuzioni effettive in Ungheria

In Ungheria le retribuzioni minime sono stabilite per legge.

Detta in questo modo sembra, per gli imprenditori che vogliono provare a scrollarsi di dosso i soffocanti costi italiani, una cattiva notizia.

E invece non è affatto così!

Nel 2018 questi minimi sono fissati in 138mila fiorini lordi al mese (circa 440 euro) per i lavoratori non qualificati e 180.500 fiorini lordi al mese (circa 580 euro) per i lavoratori in possesso di qualifica.

Se volessimo calcolare quanto entra effettivamente nelle buste paga dei lavoratori, a questi importi lordi dovremmo sottrarre il 15% per l’imposta sul reddito delle persone fisiche (Szja)  e il 18,5% per i  contributi a carico del lavoratore.

Pertanto un lavoratore non qualificato potrà contare su un reddito netto minimo mensile di 91.700 fiorini (pari a circa 294 euro) e un lavoratore qualificato su un minimo netto di poco superiore a 120,000 fiorini (circa 385 euro).

Ma la vera domanda a cui gli imprenditori che pensano di aprire in Ungheria chiedono una risposta chiara è: a quanto ammonta realmente il costo aziendale?

A questi importi lordi corrisponde un costo aziendale che nel 2018 va incrementato del 21% per la quota di contributi relativa a previdenza, sanità e formazione a carico dell’azienda.

Perciò, a una retribuzione lorda di 138.000 fiorini riferita a un lavoratore non qualificato corrisponde un costo aziendale di poco meno di 167.000 fiorini (circa 535 euro), mentre una retribuzione minima lorda di 180.500 fiorini prevista per un lavoratore qualificato determina un costo complessivo per l’azienda di 218.405 fiorini (pari a circa 700 euro).

Tutto questo riguarda le retribuzioni minime, ovvero quel livello salariale stabilito per legge al di sotto del quale non si può assolutamente andare. A quanto ammontano invece le retribuzioni medie?

Alla fine del 2017 l’Ufficio Nazionale di Statistica ungherese (KSH) rilevava una retribuzione media netta su base nazionale pari a 214.800 fiorini (corrispondenti a 688 euro) e per il settore privato di 203.600 fiorini (pari a 652 euro).

Le dinamiche salariali

Attualmente, e da alcuni anni, le dinamiche salariali in Ungheria tendono al rialzo. Questo è spiegabile sia dal fatto che l’Ungheria è tra i Paesi che in Europa registrano i livelli retributivi più bassi, che dalle connotazioni della manodopera che si caratterizza per i livelli di istruzione medio-alti.

Occorre anche sottolineare l’influenza esercitata sul risultato statistico e prima ancora sulle reali dinamiche retributive soprattutto dai grandi gruppi industriali esteri (tra questi è significativa la presenza dei gruppi tedeschi) e in maniera marcata dal settore automobilistico, che può vantare presenze importanti come Mercedes, Audi, General Motors e Suzuki, con un indotto la cui dimensione è valutabile in circa 700 imprese.

Le strategie pubbliche per il contenimento del costo del lavoro

È fondamentale rilevare come alla crescita salariale non sia corrisposta una crescita in misura uguale del costo del lavoro dato che, contestualmente all’incremento delle retribuzioni, in Ungheria è stata messa in atto da parte del governo una riduzione di quello che in Italia abitualmente chiamiamo “cuneo fiscale”. In pratica a buste paga più pesanti (ma siamo sempre molto lontani dai livelli italiani) ha fatto da contraltare una riduzione del costo che le imprese sostengono per gli oneri sociali che è andata a sommarsi alla sensibile riduzione della tassazione sulle società.

Il Parlamento ungherese infatti alla fine del 2016 ha deciso, su proposta del Ministro dell’Economia, non solo la fissazione di un’aliquota unica di tassazione per le società del 9% (invece delle precedenti due aliquote del 10 e del 19%), ma anche di ridurre gli oneri previdenziali a carico delle imprese dal 27% al 22% nel 2017, portandoli poi al 20% nel 2018.

Tutto questo ha consentito di confermare l’Ungheria tra i Paesi più competitivi per il costo del lavoro.

Infatti se solo provassimo a stilare una classifica tra i 28 Paesi dell’Unione Europea relativa alla dimensione del costo del lavoro, scopriremmo come l’Ungheria, collocandosi praticamente al 24° posto, si conferma come uno dei Paesi dove l’incidenza di questo elemento sui costi di produzione porta a risultati davvero sorprendenti per chiunque stia pensando seriamente di localizzare il proprio business in una realtà caratterizzata da condizioni più vantaggiose rispetto all’Italia.

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Che cosa stai aspettando, dunque?

Come hai visto l’Ungheria è un Paese molto conveniente per tutti gli imprenditori che sono stanchi di pagare in Italia le pesanti tasse che lo Stato impone.

Anche il costo del lavoro è decisamente più basso rispetto a quello italiano e questo ti consentirà non solo di ridurre i costi della tua azienda ma anche di poterli reinvestire per far crescere ancora di più il tuo business.

Ovviamente l’Ungheria è un Paese straniero dove vigono leggi diverse da quelle italiane. È importante quindi affidarsi a degli esperti che conoscano bene la nazione in cui vuoi investire e che sappiano risolvere tutte le pratiche burocratiche per poter operare legalmente e in tranquillità.

Noi di APRIRE IN UNGHERIA ti assistiamo in ogni fase per l’apertura e il mantenimento della tua società in Ungheria. Grazie a noi non dovrai più preoccuparti di nulla e potrai dedicarti unicamente a ciò che conta di più: il tuo business.

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