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La Brexit e l’instabilità economica del Regno Unito: perché non conviene più investire a Londra

L’Italia, lo sai, non è affatto un Paese in cui conviene investire. Sempre più imprenditori, a causa di un’alta tassazione e di una burocrazia estremamente complessa, scelgono di investire all’estero.

Più volte su questo blog ti ho detto che il Paese dove conviene davvero investire è proprio l’Ungheria, ho spiegato tutti i perché e ho messo a confronto le caratteristiche di questa nazione con altri Paesi europei.

Oggi è il turno del Regno Unito, finora una delle destinazioni più gettonate dagli investitori.

In realtà il Regno Unito oggi è un Paese fortemente instabile dal punto di vista economico, e probabilmente stai già immaginando il perché…

Quali sono i punti di forza dell’Ungheria

Iniziamo, però, ancora una volta, parlando dell’Ungheria, una nazione che ormai da molti anni registra una forte crescita sotto ogni punto di vista: gli investimenti sono aumentati su base annua del 17% mentre il PIL – sono dati relativi al primo trimestre del 2018 – ha fatto registrare un +4,4%.

Sono cifre che non devono sorprendere, dato che da tempo il Governo ungherese continua a fare uso di fondi strutturali dell’Unione Europea e ha deciso di applicare una politica di incentivi tesa proprio ad attrarre investimenti stranieri.

Investimenti anche italiani: in Ungheria sono ben 2.600 le imprese dei nostri connazionali che, insieme, fanno registrare un fatturato di oltre 4 miliardi di euro.

Questa politica vuole agevolare ancora di più le aziende grazie a una tassazione molto conveniente. In Ungheria esistono due flat tax:

  • – per le persone fisiche si applica un’aliquota unica del 15%;
  • – per le aziende questa aliquota scende al 9%, che rappresenta la tassazione più bassa in assoluto in Europa.

Il Regno Unito: un’economia molto forte… finora

Londra è una delle piazze finanziarie più importanti al mondo e il Regno Unito può essere considerato uno dei principali mercati d’Europa. Per molti anni è stato considerato la migliore destinazione europea per gli Investimenti Diretti Esteri (IDE) ed è un partner importante per molti Paesi. Fa inoltre parte dell’European Free Trade Association (EFTA) ed è membro del World Trade Association (WTO).

Rappresenta una realtà a cui i giovani talenti hanno finora potuto accedere facilmente e pur non facendo parte dell’Eurozona (c’è la sterlina), il Governo britannico ha negli ultimi anni applicato una politica tesa allo sviluppo delle imprese e ad attrarre investimenti stranieri.

Ha risanato i conti pubblici con una riduzione delle tasse e un taglio delle spese. Ha ridotto le imposte sugli utili delle imprese e sui redditi delle persone fisiche. Ha, insomma, applicato una serie di politiche (tra cui incentivi fiscali per le imprese, tagli alle accise sulla benzina e l’energia…) che hanno reso il Regno Unito un ambiente ideale per chi volesse fare impresa… fino a non molto tempo fa.

 

Gli effetti della Brexit e l’instabilità economica di Londra

Tutto questo, però, fino al 23 giugno 2016, data del Referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea.

Gli inglesi, in quella data, si sono espressi: hanno deciso di uscire dalla UE.

Come già saprai – l’avrai letto spesso sui giornali – gli effetti della cosiddetta Brexit in realtà non sono ancora chiari del tutto.

Quello che è certo, però, è che la decisione popolare ha creato instabilità politico-economica nel Regno Unito, un Paese che di per sé già era considerato dagli economisti molto esposto alle crisi bancarie, dato che la sua economia si basa principalmente sul settore finanziario.

Dal 23 giugno 2016 molte aziende hanno deciso di abbandonare il Paese per spostare i propri investimenti e le proprie sedi legali in altri Stati. Anche la sterlina, da sempre più forte dell’Euro, ha perso colpi.

Secondo uno studio condotto qualche mese fa da Ernest & Young, le quote di mercato del Regno Unito nel 2017, come nel 2016, sono diminuite. Londra dovrebbe restare ancora per poco la prima destinazione europea degli investimenti stranieri, perché sia la Francia che la Germania stanno crescendo in maniera esponenziale. Anche rispetto all’insieme dei Paesi UE, il Regno Unito nel 2017 ha registrato un incremento degli investimenti stranieri solo del 6% contro una media europea del 10%.

La Brexit comporterà anche l’uscita da una serie di organismi e la necessità per Londra di organizzarsi in proprio oppure di rinunciare ad alcune attività strategiche. È il caso, ad esempio, della produzione di energia oggi assicurata anche attraverso 15 centrali nucleari che uscendo dall’orbita dell’Euratom dovrebbero creare da zero le attività oggi in capo alla Comunità Europea dell’Energia Atomica a costi esorbitanti oppure chiudere.

Perché scegliere Budapest e non Londra

Già solo la Brexit basterebbe per convincere chiunque a non investire nel Regno Unito. Ma perché ti sto dicendo di scegliere Budapest invece che Londra?

Innanzitutto: le tasse. Il Regno Unito prevede una tassazione per le persone fisiche con diverse aliquote fiscali. Nello specifico:

  • fino a 10.600 sterline: 0% (non si pagano tasse);
  • fino a 31.785 sterline: 20%;
  • da 31.786 a 150.000 sterline: 40%;
  • oltre 150.000 sterline: 45%.

Per le aziende è invece prevista una flat tax del 20%.

Numeri decisamente diversi rispetto al sistema fiscale ungherese, dove la flat tax per le imprese è al 9% mentre per le persone fisiche l’aliquota unica è fissata al 15%.

Altro fattore sicuramente da tenere in considerazione sono i tempi di apertura di una società. Nel Regno Unito in media bastano 13 giorni per aprire un’impresa, ma non è semplice ottenere un vies number (p.iva comunitaria). Una cifra decisamente inferiore rispetto alla media dei Paesi UE, dove è necessario attendere 32 giorni. Ma questo è un numero davvero grande se guardiamo ai tempi necessari per aprire una società in Ungheria!
Come ho già spiegato in questo articolo, a Budapest bastano 2-3 giorni lavorativi e l’attivazione della partita iva comunitaria avviene contestualmente all’attivazione della società.

E ancora: il costo del lavoro. I dati del Rapporto Eurostat 2017 ci dicono che in Ungheria c’è un costo medio orario di 9,1 euro, mentre nel Regno Unito questo dato sale addirittura a 25,2 euro.

Apri la tua società in un Paese in crescita come l’Ungheria!

Vuoi davvero rischiare di investire in un Paese economicamente instabile come il Regno Unito? Come ho avuto modo di spiegarti, l’Ungheria è un Paese solido e in forte crescita, che offre agli imprenditori un ambiente sicuro e conveniente per gli investimenti.

Per questo, se vuoi anche tu aprire la tua attività in Ungheria, noi possiamo aiutarti: ci occuperemo di tutte le procedure burocratiche necessarie per operare in questo Paese e ti seguiremo affinché tu possa fare impresa e pensare unicamente al tuo business.

Non vuoi investire in un Paese economicamente instabile, vero? Scegli l’Ungheria! Contattaci subito!

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