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La cucina italiana, un settore in crescita anche in Ungheria

Se ti è capitato di viaggiare all’estero te ne sarai accorto anche tu: la cucina italiana ha conquistato le tavole di tutto il mondo. E sono sempre più i piatti della nostra tradizione ad essere riconosciuti come un patrimonio da tutelare e valorizzare.

Lo sapevi che a dicembre 2017 la pizza è entrata a far parte del patrimonio Unesco? Proprio così! E molti altri prodotti italiani sono in lista di attesa.

Non stupisce quindi che anche in Ungheria la cucina italiana sia non solo apprezzata, ma anche un ottimo settore in cui investire.

Una storia fatta di unicità, semplicità e qualità

L’enogastronomia italiana fa sempre parlare di sé ed è diventata uno dei maggiori punti di forza delle strategie di rilancio del nostro Paese sui mercati internazionali.

Il motivo è semplice: è uno dei fattori più forti e caratterizzanti dell’identità italiana e da sempre il nostro cibo, i nostri vini e la nostra cucina sono, insieme ai beni culturali e al paesaggio, i migliori ambasciatori dell’Italia nel mondo.

La cucina italiana ha radici antiche e profonde che affondano nella Grecia classica e nell’antica Roma con influenze ebraiche e arabe. Ha saputo accogliere e utilizzare al meglio i prodotti (patate, pomodori, peperoni…) che arrivavano dal Nuovo Mondo, pur mantenendo da secoli intatte le proprie specificità regionali, che ne fanno un unicum nello scenario enogastronomico internazionale.

L’originalità della nostra cucina sta nella sua semplicità. Si differenzia dalle altre tradizioni culinarie perché rifugge dalla tentazione di stupire attraverso l’uso, a volte indiscriminato, di molti ingredienti nella convinzione errata che un buon piatto deve necessariamente essere complesso.

La cucina italiana si basa più sulla qualità dei singoli ingredienti che sul loro numero. Per questo siamo tra i pochi al mondo a distinguere ad esempio in modo netto un “primo piatto” da un “secondo piatto”, evitando i cosiddetti “piatti unici”.

Uno dei brand più copiati al mondo

Proprio la sua eccellenza rende l’enogastronomia italiana una delle principali vittime non solo dell’agropirateria (quel fenomeno che, come stima la Coldiretti, ha portato sul mercato mondiale del cibo made in Italy la presenza di due terzi di prodotti falsi con un danno di almeno 60 miliardi di euro), ma anche del “taroccamento” delle nostre ricette tradizionali  a opera di improbabili ristoranti “italiani” sparsi nel mondo.

Secondo una stima della FIPE (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) i ristoranti che si definiscono italiani nel mondo sono oltre 60 mila, ma solo un quinto di questi ha effettivamente i requisiti per esserlo.

Un progetto per proteggere l’enogastronomia italiana

Dal 2009 l’Unioncamere con il supporto dell’IS.NA.R.T. (Istituto Nazionale Ricerche Turistiche), ha promosso il progetto “Ospitalità italiana, ristoranti italiani nel mondo”, destinato a tutti quei ristoranti italiani all’estero che garantiscono il rispetto di standard qualitativi tipici del Belpaese.

Lo scopo è quello di promuovere i tradizionali prodotti agro-alimentari italiani, valorizzare la nostra cultura enogastronomica, creare una rete dei ristoranti italiani all’estero che garantiscono il rispetto degli standard di qualità dell’ospitalità italiana, promuovendo l’immagine del nostro Paese.

Il rilascio del marchio “Ospitalità Italiana” ai ristoranti che si candidano a ottenerlo avviene sulla base del possesso dei requisiti previsti dal disciplinare tecnico che sono riconducibili a 10 regole:

  1. Identità e istintività
  2. Accoglienza
  3. Mise en place
  4. Cucina
  5. Menù
  6. Proposta gastronomica
  7. Carta dei vini
  8. Olio extravergine d’oliva
  9. Esperienza e competenza
  10. Prodotti DOP e IGP

La cucina italiana in Ungheria

Questa certificazione è stata finora rilasciata, dopo una verifica a opera di enti terzi, a 1.736 ristoranti italiani in 54 Paesi nel mondo sugli oltre 3.000 che si sono candidati.

Si tratta di ristoranti che possono in prevalenza annoverare tra i loro clienti un target elevato di opinion-maker (manager, politici, imprenditori, ecc.).

Tra questi, 18 si trovano nella città di Budapest, su un totale di oltre 300 ristoranti e pizzerie che si richiamano alla cucina italiana (tra cui sicuramente molti senza averne pienamente titolo) e dove la presenza dell’enogastronomia italiana è radicata da diversi decenni.

Gli effetti di questo radicamento sono curiosamente evidenti anche nella lingua ungherese. Infatti non tutti sanno che, come ha spiegato il linguista Győző Szabó, “tra le mille parole italiane che l’ungherese ha adottato, naturalmente con il dovuto adattamento fono-morfologico, una larghissima fetta è composta da parole dell’ambito gastronomico”.

Apri la tua attività in Ungheria!

La ristorazione italiana in Ungheria vive una fase di espansione favorita dalla crescita interna dei consumi e dall’aumento dei flussi turistici tra i due Paesi.

Aprire un’attività in questo settore può essere la scelta giusta per te!

Oltre alla crescente popolarità della nostra cucina tra gli ungheresi, potrai contare su circa 800.000 nostri connazionali che ogni anno visitano il Paese con una permanenza media di 4 giorni, ma soprattutto potrai investire in un Paese con la tassazione per le imprese più bassa in Europa (9%) e con un costo del lavoro pari a meno di un terzo di quello italiano.

Il successo dell’enogastronomia italiana in Ungheria, offre la possibilità a tutti gli imprenditori italiani stanchi di fare i conti con un livello di tassazione insostenibile, un’eccellente opportunità di investimento.

Per tutti coloro che vogliono fare leva sulle potenzialità della nostra cucina e che stanno valutando di aprire un ristorante o una pizzeria all’estero, APRIRE IN UNGHERIA è la soluzione. Ti offriamo tutto il supporto di cui hai bisogno per investire in un Paese europeo dove vigono leggi e livelli di tassazione diversi da quelli italiani ma decisamente più convenienti.

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