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L’IVA sulla ristorazione in Ungheria: come districarsi rispetto a una normativa complessa

L’Ungheria, come sappiamo, ha da tempo adottato una politica fiscale che a molti italiani può apparire inconsueta o quantomeno in controtendenza rispetto a quella italiana.
Infatti, oltre a una tassazione bassa per le persone fisiche (15%) e bassissima per le imprese (9%), che pone questo Paese al vertice della classifica dei Paesi europei per le condizioni favorevoli offerte agli investitori, si accompagna un’IVA al 27% che al momento è la più alta in Europa!

Un Paese in forte crescita

Questi dati sono il frutto di scelte di politica economica la cui efficacia va valutata sulla base dei risultati raggiunti. E i risultati in Ungheria sono sotto gli occhi di tutti: i dati sulla crescita del PIL (+ 4% nel 2017) e dell’occupazione (+ 1,6% nel 2017, con un livello di disoccupazione sceso sotto il 4%) sono quelli più eloquenti per tratteggiare una situazione totalmente opposta a quella italiana.

Aliquote differenti sui prodotti agroalimentari e sulla ristorazione

Certamente potresti obiettare: “ma un livello dell’IVA alto non mortifica i consumi?”.
In generale sì, ma non quando l’aliquota è fortemente differenziata a seconda della tipologia di prodotti.

L’aliquota del 27% legata all’iva, pur sembrando alta, è comunque da considerare in relazione all’imponibile sul quale la si calcola (che è più basso!).

Ad esempio = 1kg di filetto di maiale in ungheria costa in media 4/€ + il 27% di iva = 5.08 € al kg. In italia, lo stesso kg di filetto di maiale, costa in media 11€ ivato ( 9.01 netto + 22%iva).

Ecco perché agli investitori non spaventa l’idea di vendere un prodotto che in base all’aliquota potrebbe creare titubanze nell’accesso al mercato ungherese, perché in realtà trova una forte differenza in difetto rispetto al mercato europeo.

Quando invece si parla di prodotti Made in Italy, i prezzi al consumatore finale sono spesso il doppio o anche il triplo alti rispetto all’Italia. In questi casi, quindi, ci si inserisce ben volentieri nell’offrire quella tipologia di prodotto a un pubblico che è comunque disposto a pagare certe somme, non trovando alternative più basse.

È proprio questo, in Ungheria, il caso dei prodotti agroalimentari in generale e della ristorazione in particolare a cui si applicano aliquote differenziate con lo scopo preciso di sostenere le produzioni locali e favorire i consumi interni.

Il governo ungherese da anni sta attuando una politica di riduzione dell’IVA sulle produzioni agroalimentari. Infatti – solo per citare gli interventi più recenti – nel 2017 l’IVA è stata ridotta dal 27 al 5% su latte, uova e pollame, e da gennaio 2018 l’aliquota del 5% è stata estesa alle frattaglie di maiale e al pesce. E, sempre nel corso di quest’anno, dovrebbe essere applicata anche ai servizi di ristorazione.

Ristorazione in Ungheria: una grande opportunità di investimento

Non stupisce quindi che la ristorazione sia uno dei settori trainanti in cui conviene investire in questo Paese.

Ecco perché aprire un ristorante in Ungheria rappresenta un ottimo investimento: sia perché la cucina italiana è sempre più apprezzata dagli ungheresi, che per la crescente presenza di italiani che hanno deciso di vivere stabilmente in Ungheria (a cui si aggiungono i flussi dei turisti provenienti dall’Italia che da anni registrano un costante incremento).

Occorre tuttavia sapersi destreggiare molto bene con norme fiscali piuttosto complesse e soggette a frequenti variazioni. Devi sapere ad esempio che oggi in Ungheria si applicano, a seconda dei prodotti, tre aliquote IVA: al 27, al 18 e al 5 per cento.

Come gestire al meglio un’attività di ristorazione in Ungheria

Tutto questo, tradotto nella gestione quotidiana di un’attività di ristorazione, significa dover fare i conti con alcune variabili fondamentali come la tipologia del prodotto e la modalità di consumazione.
In pratica dovrai tenere presente, al momento della formulazione del conto, delle caratteristiche degli alimenti (siano essi cibi o bevande) che il cliente ha consumato, degli ingredienti contenuti nel singolo piatto o nella bevanda, e del modo in cui è avvenuta la consumazione.

Facciamo un esempio: la presenza o meno di farina o amido nella preparazione che viene consumata potrebbe comportare una differenza percentuale dell’IVA applicata anche di 9 punti (dal 18 al 27%). La stessa differenza che si riscontra, a parità di consumazione, tra la modalità di consumazione in loco e la modalità da asporto.

Nel caso delle bevande, le possibili aliquote dell’IVA salgono a tre, a seconda della presenza di latte fresco oppure di alcool (e qui il campo di variabilità è del 22%, nel senso che l’IVA applicata può essere al 5%, se la bevanda è a base di latte fresco, o al 27% se la bevanda è a base di alcool), oppure a seconda del tipo di preparazione, cioè se la bevanda è preparata sul posto, o se si tratta solo di travasare in un bicchiere una bibita già pronta, semplicemente stappando una bottiglia o aprendo una lattina.

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Come vedi la normativa, pur prevedendo forti vantaggi dal punto di vista fiscale rispetto all’Italia, presenta aspetti di complessità piuttosto accentuati, che richiedono un’accurata conoscenza delle norme e competenze specifiche per la loro applicazione, nonché la capacità di gestire in maniera ottimale un’attività di ristorazione che, come sempre e ovunque, non è mai cosa del tutto semplice.

Per questo tu devi fare una sola cosa: concentrarti sulla gestione del tua attività, senza improvvisare su aspetti normativi che ancora non conosci a fondo e che ti distoglierebbero dal tuo core business.

Se vuoi investire sulle tue capacità imprenditoriali e sfruttare tutte le opportunità offerte da un Paese come l’Ungheria, ricco di storia, cultura, bellezze naturali e in forte espansione, e dove la tassazione per le imprese è la più bassa d’Europa, affidati a noi!

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