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Settore agroalimentare: ecco perché investire in Ungheria conviene!

Non ci sono dubbi: la cucina italiana è la più amata al mondo. Ciò è dovuto non solo alla lunga tradizione culinaria del nostro Paese, ma anche alla qualità dei prodotti agroalimentari italiani, alla loro bontà e alla loro genuinità. Caratteristiche da sempre apprezzate in Patria, ma soprattutto all’estero…anche in Ungheria!

L’agroalimentare è parte integrante del patrimonio culturale italiano

Una produzione di cui l’Italia va fiera da sempre, tanto che il 2018 è stato dichiarato l’Anno nazionale del cibo italiano nel mondo.  

Assumendo questa iniziativa, il Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali  e quello dei Beni Culturali hanno voluto ribadire “il valore identitario dell’agroalimentare” per l’Italia e come il cibo sia “parte integrante del patrimonio culturale italiano e dell’immagine del nostro Paese nel mondo”.

La valorizzazione dell’“intreccio tra cibo, arte e paesaggio che è sicuramente uno degli elementi distintivi dell’identità italiana”, rappresenta quindi la strategia in atto per un ulteriore rafforzamento delle posizioni dell’agroalimentare italiano sui mercati internazionali.

Le esportazioni dell’agroalimentare italiano

Ma com’è attualmente la situazione del settore?

Da una recente analisi della Coldiretti, basata sui dati definitivi dell’Istat per il 2017, emerge che nel corso dello scorso anno le esportazioni dell’agroalimentare italiano hanno superato il valore di 41 miliardi di euro, con un incremento del 7% rispetto al 2016.

Oltre il 65% dell’export agroalimentare italiano finisce sulle tavole degli europei per un valore corrispondente a 26,7 miliardi di euro, mentre gli Stati Uniti si confermano il principale mercato di sbocco extraeuropeo assorbendo 4,03 miliardi di euro delle nostre esportazioni in questo settore.

Le principali destinazioni dei nostri prodotti sono rappresentate dalla Germania (6,89 miliardi di euro), dalla Francia (4,53 miliardi) e dalla Gran Bretagna (3,34 miliardi), ma segnali interessanti provengono dalla Cina (+17%), dal Giappone (+39%) e dalla Russia (+31%), nonostante verso questo Paese le esportazioni agroalimentari italiane scontino gli effetti dell’embargo soprattutto su prodotti come quelli lattiero caseari, frutta, ortaggi, carne, salumi e pesce.

Un apparato produttivo poco strutturato ma con produzioni eccellenti

Tuttavia, se per la prima volta l’export dell’agroalimentare ha superato il muro dei 40 miliardi di euro e se dal 2007 al 2017 è passato da 22 a oltre 40 miliardi di euro, è pur vero che l’obiettivo dei 50 miliardi di esportazioni entro il 2020 deve fare i conti con una struttura dell’apparato produttivo dell’agroalimentare italiano molto diversa da quella dei principali competitor. Se consideriamo che solo l’1,7% delle imprese italiane del settore supera i 50 dipendenti contro il 10,5% della Germania, abbiamo chiare le maggiori difficoltà che queste incontrano per affermarsi nel mondo.

Infatti, nonostante l’agroalimentare sia uno dei maggiori emblemi del made in Italy, in Europa siamo solo al quinto posto per le esportazioni, dopo Olanda, Germania, Francia e Spagna.

È altrettanto vero che quelli che appaiono come dei forti limiti sono anche la rappresentazione di un settore che, se si presenta sicuramente meno strutturato e meno pronto ad affrontare i processi di internazionalizzazione, esprime livelli di qualità difficilmente eguagliabili.

L’alta qualità dei prodotti italiani

Dal rapporto “Italia 2017-Geografie del nuovo made in Italy”, realizzato da Fondazione Symbola, Unioncamere e dalla Fondazione Edison, emerge il quadro di un’agricoltura tra le più affidabili al mondo: il numero di prodotti agroalimentari italiani con residui chimici è di oltre tre volte inferiore alla media europea e di oltre 12 volte alla media dei prodotti extracomunitari.

Le imprese italiane operanti nel biologico sono 60 mila (18,3%) sul totale delle 327 mila europee, contro le 42 mila francesi (12,8%), le 38 mila (11,6%) tedesche e le 38 mila (11,6%) spagnole.

Come abbiamo spiegato in questo articolo, su un totale di 5.117 prodotti, l’Italia vanta 844 prodotti che si sono classificati primi, secondi o terzi al mondo per saldo commerciale attivo con l’estero. Tra questi, 63 prodotti rientrano nel comparto degli alimentari-vini, con un saldo attivo di 19,4 miliardi.

L’agricoltura italiana ha inoltre il primato tra i 28 Paesi dell’Unione Europea per il livello di valore aggiunto, che rappresenta il 16% del totale europeo ed è sicuramente frutto anche della grande qualità e varietà di prodotti riconosciuti per la loro unicità. I numeri forniti da Coldiretti in proposito sono eloquenti: 4.965 prodotti alimentari tradizionali censiti, 291 specialità Dop e Igp riconosciute a livello comunitario e 415 vini Doc e Docg.

L’agroalimentare italiano in Ungheria: un futuro di crescita

L’Ungheria può essere considerata un mercato estremamente interessante per l’agroalimentare italiano, che, pur avendo già una presenza consolidata, può certamente contare su ulteriori potenzialità di crescita. Basti pensare che nel 2017 le esportazioni italiane di prodotti agroalimentari in Ungheria hanno raggiunto quota 330 milioni di euro con un incremento dell’11,7% rispetto all’anno precedente!

I prodotti che guidano la classifica sono quelli ortofrutticoli, con un valore di 73 milioni di euro in crescita del 5,2% rispetto al 2016. Seguono poi:

  • i dolciari con un valore di 47 milioni di euro e in salita addirittura del 47,8%;
  • i prodotti lattiero caseari per 16 milioni con un + 36,9%;
  • i vini che valgono 12 milioni e crescono del 2,5%;
  • il caffè che come il vino vale 12 milioni ma che cresce dal 15,2%;
  • la pasta che con un valore di 7 milioni avanza del 4,3%.

Questi eccellenti risultati sono stati raggiunti soprattutto grazie alla diffusione di negozi di gastronomia, molti dei quali specializzati proprio in prodotti italiani. Tutto ciò nonostante il forte peso che in Ungheria ha la GDO, prevalentemente in mani straniere, che solo negli ultimi tempi ha cominciato a organizzare con regolarità “settimane italiane” destinate a presentare ai consumatori marchi e prodotti del nostro Paese.

Esporta i prodotti agroalimentari italiani in Ungheria!

Anche in Ungheria, quindi, la domanda di prodotti agroalimentari italiani cresce sensibilmente. Per questo motivo sono  già molti gli imprenditori che hanno deciso di puntare su questo Paese per le loro esportazioni,.

Noi di APRIRE IN UNGHERIA aiutiamo chi vuole esportare i prodotti agroalimentari in Ungheria. Grazie al nostro personale sia italiano che ungherese, risolviamo tutte le pratiche burocratiche e legali necessarie per operare in questo Paese. In questo modo dovrai solo preoccuparti del tuo business e di accrescere il volume d’affari della tua azienda.

Non perdere questa occasione! Esporta anche tu i prodotti agroalimentari italiani in Ungheria! Contattaci subito!

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